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Cos’è
l’acromegalia? L’acromegalia
è una patologia endocrino-metabolica secondaria ad una esagerata
secrezione di ormone della crescita; provoca una progressiva deformazione
del volto, delle mani e dei piedi. Come
si manifesta? Le
mani e i piedi diventano più grandi: gli anelli non entrano più e
diventano necessarie scarpe di due o tre numeri più grandi. Si verificano
inoltre leggere ma evidenti trasformazioni anche nel viso: gli zigomi
diventano sporgenti, le labbra si ingrossano, la mandibola si allarga
tanto che tra dente e dente si creano degli ampi spazi.
Le
trasformazioni sono molto lente e subdole. Inizialmente, il paziente
acromegalico si sente molto forte fisicamente, pieno di energia e di
voglia di fare; gli uomini, a volte, vedono migliorare le proprie
prestazioni sessuali. E’
difficile riconoscere in tutto questo dei segnali d’allarme di una
malattia. Dopo
l’eccesso di benessere si determina una condizione di stanchezza
generalizzata; frequentemente si osserva la scomparsa delle mestruazioni
nella donna e una condizione di impotenza nell’uomo. Se
non curata l’acromegalia determina gravi conseguenze a livello metabolico
(diabete mellito) e a carico di numerosi organi e apparati, con frequente
comparsa di ipertensione, disturbi cardiaci, gravi difficoltà
respiratorie, tumori dell’intestino, alterazioni
tiroidee. La
causa dell’acromegalia è rappresentato da una eccessiva secrezione di
ormone della crescita (GH, growth hormone) da parte di un tumore,
solitamente benigno (adenoma), dell’ipofisi, una piccola ghiandola
endocrina situata alla base del cervello. L’ipersecrezione di GH determina
a livello epatico e tissutale un’aumentata sintesi e secrezione di
Insulin-like Growth Factor I (IGF-I), ormone che media gran parte degli
effetti del GH. L’ipersecrezione di IGF-I è sostanzialmente responsabile
della maggior parte dei segni e sintomi della malattia
acromegalica. L’acromegalia
può colpire persone di ogni età, ma si riscontra più frequentemente negli
adulti tra i 18 e i 30 anni. Quando
l’eccessiva produzione di GH si verifica prima che il processo di crescita
sia ultimato, prima cioè della saldatura delle cartilagini epifisarie, si
determina una crescita anomala di tutti i segmenti del corpo: tale
condizione viene definita “gigantismo”. La
diagnosi di acromegalia La
diagnosi della malattia acromegalica è relativamente facile soprattutto
nelle fasi avanzate. La
tipica facies acromegalica associata alle altre deformazioni devono
indurre il sospetto di malattia, che deve essere dimostrata sul piano
biochimico ed ormonale attraverso determinazioni,basali e dopo stimolo, di
GH e IGF-I. E’
necessario successivamente procedere ad una diagnosi di localizzazione
tramite indagini radiologiche (TC, RMN), che generalmente permettono di
dimostrare la presenza e l’estensione di un adenoma ipofisario.
A
questa serie di indagini diagnostiche è ovviamente associata una estesa
serie di indagini volte a definire le complicanze della malattia.
La
terapia La
terapia degli adenomi ipofisari GH-secernenti può essere chirurgica,
radioterapica o medica. Essa è finalizzata a: a)
rimuovere la neoplasia o ridurne il volume; b)
sopprimere l'ipersecrezione ormonale; c)
risolvere o almeno limitare insorgenza e progressione delle complicanze;
d)
correggere eventuali deficit ipofisari associati con un adeguato
trattamento sostitutivo. Attualmente,
la terapia chirurgica rappresenta l’opzione terapeutica di prima scelta,
soprattutto in presenza di microadenoma ipofisario (con diametro cioè,
inferiore ad 1 cm). In questo caso, infatti, i risultati della
neurochirurgia sono buoni, con percentuale di guarigione di circa 80%. In
presenza di macroadenoma (evenienza assai più frequente) l’efficacia della
terapia neurochirurgica è assai più modesta, con percentuale di guarigione
mai superiore al 40% dei casi. La
radioterapia è stata per lungo tempo considerata l’opzione terapeutica di
seconda scelta e generalmente proposta nelle situazioni in cui le
condizioni del paziente non consentano l’intervento o se il tumore è
profondamente infiltrato a livello della regione ipotalamica. La
radioterapia può essere effettuata con metodica convenzionale, frazionata
a campi contrapposti o stereotassica, se dimensioni e sede della neoplasia
lo consentono. Il limite principale di quest’opzione terapeutica è
rappresentato dall’efficacia assai tardiva e dalle complicanze. Infatti
una normalizzazione della secrezione di GH e IGF-I viene spesso
riscontrata solo dopo dieci anni dall’applicazione ed è quasi sempre
associata a ipopituitarismo. Per questo motivo, la radioterapia classica
viene attualmente sconsigliata da molti autori, soprattutto a fronte di
efficaci opzioni di terapia medica. Per
quanto riguarda la terapia medica, i farmaci storicamente utilizzati nel
trattamento dell’acromegalia sono stati i dopamino-agonisti, quali
bromocriptina e cabergolina, e, soprattutto, la somatostatina ed i suoi
analoghi, in particolare nelle loro formulazioni ritardo.
Attualmente,
il trattamento farmacologico di scelta si basa su analoghi della
somatostatina quali octreotide e lanreotide, che sono disponibili in
formulazioni ad attività ritardata, efficaci fino ad un mese dopo singola
somministrazione. Questi analoghi della somatostatina possiedono uno
spiccato effetto inibitorio sulla secrezione di GH; a quest’azione fa
seguito una riduzione dei livelli di IGF-I circolanti. L’effetto
inibitorio degli analoghi della somatostatina si esercita sulla secrezione
ma non sulla sintesi di GH; tuttavia l’efficacia non si riduce durante
trattamento cronico e si associa talvolta ad una riduzione delle
dimensioni della neoplasia ipofisaria. La terapia con somatostatina è
particolarmente indicata dopo intervento neurochirurgico e/o radioterapia
che non abbiano determinato guarigione, oppure, in prima istanza, in
pazienti con controindicazioni alla terapia chirurgica e/o radiante.
Peraltro tale terapia viene spesso prescritta anche in attesa
dell’intervento, sulla base di segnalazioni (mai confermate) che
ipotizzano un miglioramento del risultato chirurgico, oltre che delle
condizioni generali, a seguito dell’inibizione dell’ipersecrezione di GH e
IGF-I. La reale normalizzazione della secrezione di GH e IGF-I in pazienti acromegalici durante terapia con analoghi della somatostatina non supera il 60% dei casi. Per i pazienti in cui la terapia farmacologica con analoghi della somatostatina si rivela inefficace nel normalizzare le concentrazioni di IGF-I o risulta non tollerata, è attualmente disponibile il pegvisomant, il primo di una nuova classe di farmaci (gli antagonisti recettoriali del GH) che blocca l'attività dell'ormone della crescita, inclusa la produzione di IGF-I, nei tessuti periferici. Il pegvisomant risulta ben tollerato e sembra normalizzare le concentrazioni di IGF-I in circa il 90% dei pazienti trattati. |
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Endocrinologia
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ultimo aggiornamento: 22
ottobre 2009 |
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