|
|
||||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|||||||||||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||||
|
|
Cos'è
la prolattina? La
prolattina è un ormone prodotto dall’ipofisi, una ghiandola delle
dimensioni di un pisello, situata alla base del cranio, in prossimità della
radice del naso. Il
ruolo fisiologico principale della prolattina consiste nel preparare la
mammella, durante la gravidanza, all’allattamento e nel favorire la
produzione del latte dopo il parto. L’iperprolattinemia E’
una condizione caratterizzata dall’aumento, nel sangue, dei livelli di
prolattina. In
condizioni fisiologiche le concentrazioni dell’ormone presentano notevoli
variazioni periodiche. E’
presente un ritmo circadiano: i livelli di prolattina sono, cioè, più
elevati durante il sonno e si mantengono tali fino ad un ora dopo il
risveglio; inoltre, la concentrazione dell’ormone varia in funzione delle
differenti fasi del ciclo mestruale: generalmente si riscontra un aumento poco
prima o immediatamente dopo l’ovulazione. Le
concentrazioni plasmatiche di prolattina variano, inoltre, durante la
gravidanza e l’allattamento: durante i nove mesi di gestazione aumentano
considerevolmente e tornano alla normalità dopo 3-6 settimane dal parto se la
donna non allatta al seno, o rimangono elevati durante il periodo di
allattamento. Non
sempre, però, l’aumento di prolattina è legato a condizioni fisiologiche. La
quantità presente nel sangue può aumentare per cause diverse, ad esempio
l’assunzione di particolari farmaci e per stati di stress anche banali, come
un semplice prelievo di sangue. Quando si ha il sospetto che i livelli non siano quelli giusti, è indicato un prelievo di sangue per la determinazione plasmatica della prolattina. E’ necessario che i livelli di prolattina siano misurati su almeno due campioni di sangue prelevati in condizioni di riposo e relativa tranquillità. Per evitare lo stress della puntura è preferibile che il paziente sia sdraiato, e, magari, che la vena sia incannulata almeno mezz’ora prima del prelievo. Per valutare correttamente i risultati dell’esame è, inoltre, indispensabile conoscere i farmaci eventualmente assunti dal paziente ed essere certi, se si tratta di una donna, che non sia in corso una gravidanza. La
presenza di livelli
plasmatici persistentemente elevati di prolattina (valori normali 2-12 mg/L
nel maschio; 4-20 mg/L nella femmina) definisce una condizione clinica di
iperprolattinemia patologica, spesso caratterizzata dalla comparsa di
oligomenorrea o nella donna, impotenza e sterilità nell’uomo. Quali
sono i sintomi? Nelle
donne in età fertile si manifestano frequentemente alterazioni del ciclo
mestruale. In
presenza di livelli di prolattina molto elevati può verificarsi la completa
scomparsa delle mestruazioni (amenorrea), e una condizione di infertilità
legata alla mancata ovulazione. Nell’iperprolattinemia
lieve o moderata le mestruazioni diventano irregolari con ritardi, più
frequentemente, o anticipi del ciclo. Frequentemente
è anche presente una condizione di galattorrea, di secrezione, cioè, di
piccole quantità di latte o di liquido sieroso, alla spremitura del
capezzolo. Spesso
si rileva un calo del desiderio sessuale. Nell’uomo
elevati livelli di prolattina inducono, di solito, una marcata riduzione del
desiderio e della potenza sessuale. Può anche essere ridotta la produzione di
spermatozoi e quindi, la fertilità. Solo
occasionalmente si può osservare, nell’uomo, un anomalo sviluppo delle
ghiandole mammarie (ginecomastia) o galattorrea. Sia
nell’uomo che nella donna l’iperprolattinemia può provocare cefalea e,
quando è causata da un grosso adenoma, possono essere presenti sintomi legati
all’effetto massa, alla compressione, cioè, delle strutture circostanti,
che si manifestano con alterazioni del campo visivo, disturbi neurologici ed ipopituitarismo
(riduzione di altre funzioni della ghiandola ipofisaria). E’
una malattia frequente? L’iperprolattinemia
patologica rappresenta il più comune disordine della regione
ipotalamo-ipofisaria riscontrabile nella pratica clinica:
è presente in circa 200 soggetti per milione;
è molto frequente nella donna e relativamente rara negli uomini. Nel
30% dei casi si tratta di iperprolattinemie idiopatiche, cioè di aumenti
moderati della prolattina di cui non si riconosce una causa, mentre nella
maggior parte dei casi alla base dell’aumento dell’ormone vi è una
proliferazione delle cellule lattotrope dell’adenoipofisi producenti
prolattina che viene spesso a configurarsi con la presenza di un adenoma
ipofisario prolattino-secernente o prolattinoma. Quali
sono le cause? Di
fronte al rilievo di amenorrea o di oligomenorrea, occorre pensare al reperto
di iperprolattinemia e considerare dapprima eventuali cause farmacologiche. Escluse
queste bisogna ricercare la presenza di un prolattinoma o considerare una
forma funzionale o idiopatica, una forma, cioè, sostenuta da un’alterazione
della regione ipotalamo-ipofisaria, senza evidenza di formazioni adenomatose. Il
prolattinoma è, quindi, la forma più
frequente della patologia e riconosce un rapporto patogenetico con una lesione
ipotalamica. I
prolattinomi rappresentano
il 50-60% degli adenomi ipofisari. Si distinguono in microprolattinomi, con diametro inferiore ai 10 millimetri, e macroprolattinomi, se di diametro maggiore. Il microprolattinoma è di gran lunga più frequente nella donna, mentre il macroprolattinoma è ugualmente rappresentato nei due sessi. E’
stata riscontrata una correlazione positiva tra dimensione del tumore e
i livelli plasmatici di prolattina. Il rischio che un microprolattinoma
cresca diventando macroprolattinoma è comunque piuttosto basso, 3-7%. La
maggior parte dei pazienti con prolattinoma e modesta iperprolattinemia
(<200 mg/L),
in assenza di trattamento, non presentano modificazioni dei livelli di
prolattina per anni, mentre in circa un terzo di essi la prolattina diminuisce
o si normalizza e solo in meno di un quinto si rileva un significativo
aumento. Eccezionale,
ma possibile, la crescita dell’adenoma durante terapia con estrogeni. La
forma idiopatica presenta, solitamente,
livelli di prolattina solo lievemente o moderatamente elevati. Il termine
“idiopatico” sta a significare che la causa della patologia non è
chiaramente determinabile con le indagini diagnostiche attualmente
disponibili. Altre
condizioni che possono provocare iperprolattinemia sono l’ipotiroidismo
e i tumori o altre lesioni dell’ipotalamo, l’area del cervello vicina
all’ipofisi, che ne influenza le secrezioni ormonali. Anche
nella policistosi ovarica è
frequentemente presente il reperto di iperprolattinemia. Numerosi
i farmaci che possono stimolare la
secrezione di prolattina: i farmaci antinausea, antivomito e procinetici
gastrointestinali, i neurolettici psicotici, gli oppiacei, gli estrogeni, a
dosi elevate, e gli antiandrogeni. Quali
esami sono necessari per una corretta diagnosi? Oltre
alla misurazione dei livelli di prolattina nel sangue, è necessaria la
valutazione della funzionalità ipofisaria globale e la determinazione dei
livelli degli ormoni sessuali. E’
inoltre necessario l’esame radiologico dell’area ipotalamo-ipofisaria. Le
indagini endocrinologiche e neuroradiologiche devono differenziare le forme
funzionali, o idiopatiche, da quelle sostenute da un adenoma: è auspicabile,
inoltre, cogliere le formazioni tumorali in fase di microadenoma intrasellare
intraparenchimale, quando cioè sono molto piccole. Alti
livelli di prolattina (>100-200 ng/ml) sono indicativi di tumore; d’altro
canto livelli di prolattinemia poco elevati non escludono diagnosi di tumore. Nel
passato, alcuni test dinamici neurofarmacologici, ormai anacronistici,
potevano risolvere la problematica della differenziazione fra forma funzionale
e adenoma. All’esame
radiologico, i microprolattinomi sono, in genere, lesioni ben delimitate, che
originano nella parte laterale dell’ipofisi e si evidenziano come una sorta
di rigonfiamento dell’emighiandola corrispondente. Determinano, inoltre, una
convessità del profilo superiore dell’ipofisi e la lateralizzazione verso
il lobo controlaterale del peduncolo ipofisario. Possono improntare il seno
cavernoso o assottigliare e abbassare il pavimento sellare. Il 30-40% dei
microprolattinomi infiltra i tessuti circostanti. L’esame
radiologico della regione sellare in proiezione laterale e anteroposteriore,
ormai obsoleto, valutava la presenza di uno slaminamento (doppio contorno) del
pavimento in proiezione laterale e di una sua eventuale asimmetria, tenendo
conto che si poteva anche trattare di varianti anatomiche della sella turcica.
Di frequente riscontro, nel bambino, il reperto di craniofaringioma con le
caratteristiche calcificazioni. Con
la tomografia computerizzata della regione ipotalamo-ipofisaria o,
preferibilmente, con la
Come
si cura? La
terapia è finalizzata a rimuovere il momento patogenetico. Nel
prolattinoma radiologicamente accertato è possibile l’approccio
farmacologico o la terapia chirurgica. L’approccio
farmacologico è il solo possibile nelle iperprolattinemie funzionali. Terapia
farmacologica Gli
agonisti dopaminergici, farmaci che mimano l’azione della dopamina, un
inibitore fisiologico della secrezione di prolattina da parte delle cellule
ipofisarie, normalizzano i livelli dell’ormone indipendentemente dal
meccanismo che origini l’iperprolattinemia. Possono
anche determinare la riduzione di volume del tumore (effetto shrinkage o di
“raggrinzimento”). L’effetto
terapeutico scompare dopo sospensione del trattamento. Il
dosaggio varia a seconda dei casi; durante il trattamento possono presentarsi
effetti collaterali quali nausea, cefalea, ipotensione, vertigini, congestione
nasale, stipsi, senso di testa vuota, che tendono però a regredire col
proseguire del trattamento e solo raramente ne impongono la sospensione. Neurochirurgia Prevede l’intervento di
asportazione dell’adenoma per via trans-rino-sfenoidale: l’ipofisi si
raggiunge, cioè, attraverso la cavità nasale e il pavimento della sella
turcica. La frequenza dei risultati
positivi varia a seconda delle dimensioni del tumore e dei livelli di PRL di
partenza. In
presenza di un macroadenoma l’intervento chirurgico è generalmente
sconsigliato per la scarsa efficacia e la frequente insorgenza di deficit di
altri ormoni ipofisari per cui viene tentato dapprima l’approccio con
farmaci agonisti dopaminergici e solo successivamente, se è il caso,
l’approccio chirurgico. La normalizzazione dei livelli di prolattina determina il completo recupero del flusso mestruale, la scomparsa della galattorrea e dell’ipogonadismo. |
|||||||||||||||||
|
|
||||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
||||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
||||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
||||||||||||||||||
|
|
|
|
||||||||||||||||
|
|
||||||||||||||||||
|
|
||||||||||||||||||
|
|
|
|||||||||||||||||
|
|
||||||||||||||||||
|
|
Endocrinologia
generale
| Gli
ormoni ipofisari | L’acromegalia
| L’ipopituitarismo | Il deficit di ormone della crescita Per
informazioni: e-mail: aldo.miola@tin.it
___________________________________________________________ Data ultimo aggiornamento: 22 ottobre 2009 |
|||||||||||||||||