La ginecomastia

Cos’è la ginecomastia?

La ginecomastia è un ingrandimento della ghiandola mammaria nel maschio. E’ la conseguenza di uno sbilanciamento tra l’azione degli androgeni (ormoni sessuali maschili) e quella degli estrogeni (ormoni sessuali femminili) a livello del tessuto mammario.

In molti casi rappresenta un fenomeno che si autolimita e che regredisce spontaneamente, senza necessità di terapia. Soprattutto nel periodo adolescenziale, però, può creare importanti disagi di tipo psicologico.

La ginecomastia va distinta dalla falsa ginecomastia (pseudoginecomastia), tipica dei soggetti obesi, dovuta all’aumento della componente adiposa della mammella maschile, senza un reale aumento della componente ghiandolare.

La ginecomastia può interessare una o entrambe le mammelle, a volte con asimmetria delle ghiandole mammarie. Non è infrequente osservare casi di ginecomastia bilaterale con asimmetria delle ghiandole mammarie. Talvolta può essere associata a dolore, ipersensibilità del capezzolo, tensione mammaria.

La ginecomastia neonatale è frequente in entrambi i sessi ed è caratterizzata da una rapida remissione spontanea (nel giro di uno-due mesi): è secondaria alla stimolazione da parte degli estrogeni prodotti nella unità feto-placentare. 

La ginecomastia prepuberale compare prima dei primi segni tipici dello sviluppo puberale (aumento del volume dei testicoli, modificazioni delle dimensioni dei genitali e comparsa della peluria pubica): è spesso dovuta ad un eccesso di estrogeni, gli ormoni sessuali femminili, che stimolano la crescita del seno. Necessita comunque di un approfondimento diagnostico.

La ginecomastia puberale compare invece successivamente alla comparsa dei caratteri sessuali secondari. E’ un fenomeno “parafisiologico”: quasi tutti i maschi durante la pubertà vanno incontro a un transitorio, più o meno marcato, ingrossamento della ghiandola mammaria, per le modificazioni ormonali tipiche della fase puberale. In questo caso l’ipertrofia è generalmente bilaterale ed è più accentuata nei ragazzini con eccesso di peso. Nel tempo tende a regredire. Nei casi in cui il problema non regredisce o causa forti disagi psicologici e sociali, si può valutare l’opzione chirurgica.

Nel soggetto adulto la ginecomastia è spesso indotta da indotta da farmaci o sostanze in grado di compromettere la funzione ormonale.

Come si fa la diagnosi?

Con l’anamnesi si accerta l’eventuale esposizione ad estrogeni, compresa quella relativa all’assunzione di carni di pollo e vitello. Questa può essere sospettata se nella scuola dove il bambino consuma il pasto sono presenti casi analoghi.

E’ stata descritta l’insorgenza di una ginecomastia anche in bambini prepuberi nei quali era documentata l’applicazione topica di prodotti contenenti olio di lavanda o olio di tè, che sembrano esercitare una debole attività estrogenica ed una attività antiandrogena.

Si valuta inoltre l’eventuale assunzione di farmaci che possono indurre ginecomastia (antipsicotici, antiepilettici, ketoconazolo, antiulcerosi, steroidi anabolizzanti, abuso di alcol …).

Con l’esame clinico generale si determina lo stadio di sviluppo puberale, la presenza di una condizione di sovrappeso o di obesità e la eventuale presenza di segni di patologie in grado di determinare una alterazione del rapporto fra androgeni ed estrogeni (ipogonadismo, iperprolattinemia, ipertiroidismo, insufficienza epatica, insufficienza renale, neoplasie testicolari, neoplasie surrenaliche).

Si esamina poi la ghiandola mammaria del paziente mentre questo è in posizione supina, con le braccia dietro la nuca.

Attraverso alcune determinazioni ormonali e, se necessario, tecniche non invasive di imaging (ecografia mammaria, ecografia testicolare, eco o TC surrenalica) si valuta o si conferma la presenza di specifiche condizioni patologiche.

Può risultare necessario effettuare anche l’esame del cariotipo, un test genetico per appurare la presenza di eventuali alterazioni cromosomiche. La ginecomastia infatti è frequentemente associata alla sindrome di Klinefelter, malattia genetica dovuta dalla presenza di un cromosoma sessuale X in più nei maschi. Colpisce 1 maschio su 500, in età adulta può determinare problemi di sterilità e la ginecomastia può esserne un segno.

In assenza di alterazioni specifiche, si parlerà di ginecomastia idiopatica, o essenziale.

La diagnosi di ginecomastia idiopatica rappresenta la forma più frequente del disturbo ed è comunque una diagnosi di esclusione.

Qual’è la terapia?

Il trattamento varia a seconda della causa e della severità del quadro.

In caso di ginecomastia legata a farmaci, questi dovranno essere sospesi, se possibile.

Se l’origine è legata a neoplasie o ad altre malattie, queste andranno affrontate con le specifiche terapie.

Nei casi di ginecomastia idiopatica di grado lieve è preferibile, semplicemente, monitorare nel tempo il paziente, poiché spesso regredisce spontaneamente.

In ogni caso è necessario assumere uno stile di vita adeguato con dieta ed attività fisica mirata al calo ponderale ed al potenziamento dei muscoli pettorali.  

La terapia medica è riservata ai casi di ginecomastia attiva e dolorosa o in caso di seri disturbi psicologici.

Se l’ipertrofia persiste, si può ricorrere all’aspirazione del tessuto adiposo e/o all’asportazione del tessuto mammario ipertrofico.

Generalmente si suggerisce di dilazionare l’intervento al completamento della pubertà per una eventuale regressione spontanea e per evitare una possibile recidiva.

Se necessario, nel frattempo si consiglia di intraprendere un percorso psicologico: c’è chi ha difficoltà ad accettarsi, si vergogna del proprio aspetto, si chiude in sé stesso, si isola, smette di praticare sport per l’imbarazzo di condividere gli spogliatoi con i coetanei.

Quando la situazione è proprio insostenibile si interviene chirurgicamente anche prima dei 18 anni.

Si può prevenire?

Oltre a essere più accentuata in chi ha qualche chilo di troppo, in questi soggetti la ginecomastia tende a persistere per via di alcuni meccanismi ormonali legati all’eccesso di tessuto adiposo che tendono a convertire gli ormoni androgeni in estrogeni.

Si consiglia pertanto la perdita del peso ed una adeguata attività fisica. In tal modo si riduce l’accumulo di tessuto adiposo e si determina un aumento del tono dei muscoli pettorali.

 
Referenze bibliografiche: 
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Data ultimo aggiornamento: 27 marzo 2020