Le dislipidemie

Cosa sono le dislipidemie?

Le dislipidemie sono delle alterazioni del metabolismo dei lipidi circolanti (colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL, trigliceridi), la maggior parte delle quali sono pericolose perché contribuiscono allo sviluppo dell’aterosclerosi, la malattia delle arterie che può condurre all’infarto miocardico e ad altre gravi forme di malattie coronariche, cerebrovascolari (ictus cerebrale) e delle arterie degli arti inferiori.

Si possono considerare quattro tipi di dislipidemie, basandosi inizialmente sul dosaggio di colesterolo totale, colesterolo HDL, colesterolo LDL e trigliceridi:

le ipercolesterolemie isolate, quando è il solo colesterolo LDL ad essere elevato, con normalità dei trigliceridi; sono definite da un colesterolo LDL maggiore di 100-115 mg/dl (corrispondente all’incirca ad un colesterolo totale superiore a 200 mg/dl) e da trigliceridi inferiori a 150 mg/dl;

le ipercolesterolemie e ipertrigliceridemie, quando sia il colesterolo che i trigliceridi sono elevati; è bene ricordare  che il colesterolo LDL non è calcolabile se i trigliceridi sono superiori a 400 mg/dl, per cui si ricorre al colesterolo totale che deve essere superiore a 200 mg/dl ed i trigliceridi che devono essere superiori a 150 mg/dl;

le ipertrigliceridemie isolate, quando sono solo i trigliceridi ad essere elevati, cioè maggiori di 150 mg/dl, con valori normali di colesterolo totale (al di sotto dei 200 mg/dl);

i bassi valori di colesterolo HDL isolati, considerati quando il colesterolo HDL è inferiore a 40 mg/dl.

E’ opportuno verificare se la dislipidemia è primitiva, cioè una malattia a sé stante dei lipidi circolanti o sia invece secondaria ad altre malattie o condizioni: tra queste bisogna valutare l’ipotiroidismo, il diabete, la sindrome nefrosica e l’epatopatia colestatica; anche alcuni farmaci possono essere responsabili di alterazioni del metabolismo lipidico.

Se la dislipidemia è primitiva va indagato se essa è familiare. Tra le ipercolesterolemie isolate, quella di gran lunga più importante, è l’ipercolesterolemia familiare classica. In questi casi il colesterolo LDL è in genere superiore a 200 mg/dl.

Tra le ipercolesterolemie e ipertrigliceridemie, la dislipidemia familiare più importante è la iperlipidemia combinata familiare, talora detta anche “iperlipidemia mista familiare” o “ipercolesterolemia combinata familiare”. In questa forma i trigliceridi sono superiori a 200 mg/dl ed anche il colesterolo è elevato.

Tra le ipertrigliceridemie isolate è utile distinguere le seguenti dislipidemie familiari: ipertrigliceridemia moderata con basso colesterolo HDL, ipertrigliceridemia familiare, iperchilomicronemia.

Il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari cresce con l'aumentare dei valori del colesterolo.

Le patologie cardiovascolari, malgrado i notevoli progressi registrati negli ultimi decenni nel campo della prevenzione dei fattori di rischio e della terapia, rappresentano ancora la principale causa di decesso in Italia.

Sono diversi i fattori di rischio determinanti nello sviluppo delle malattie cardiovascolari: età,sesso, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, diabete, stress, sovrappeso, sedentarietà, consumo di alcool e fumo.

Numerose evidenze scientifiche hanno permesso di correlare in maniera lineare la riduzione degli eventi cardiovascolari alla riduzione del colesterolo LDL.

La riduzione della colesterolemia può essere ottenuta con opportuni provvedimenti igienico dietetici e con farmaci.

Le misure igienico-dietetiche prevedono l’aumento dell’attività fisica, una corretta educazione e conseguenti abitudini alimentari, la riduzione del consumo di alimenti ad alto contenuto di colesterolo.

Questi provvedimenti devono essere combinati, quando necessario, con la terapia farmacologica, per ridurre la colesterolemia e quindi per ridurre il rischio cardiovascolare.

Ipercolesterolemia  e rischio cardiovascolare
Ipercolesterolemia familiare
Data ultimo aggiornamento: 11 ottobre 2018