Osteoporosi

L’ osteoporosi è una malattia caratterizzata da una progressiva riduzione della massa ossea e da alterazioni qualitative dell’osso in grado di determinare fragilità scheletrica con aumento del rischio di fratture spontanee o per traumi di poco conto.

Affligge milioni di persone in tutto il mondo. In Italia, una donna su tre ed un uomo su dieci con età superiore ai cinquant’anni soffrono di osteoporosi.

La sintomatologia premonitrice è scarsissima o assente.

L'osteoporosi può essere comunque efficacemente prevenuta anche con un adeguato stile di vita.

Le fratture osteoporotiche possono avere importanti conseguenze cliniche, tra le quali: ricoveri ospedalieri con lunghi periodi di immobilità, necessità di interventi chirurgici e soprattutto rischio di invalidità e perdita di autonomia, parziale o completa nelle comuni attività della vita.

Come insorge l'osteoporosi?

L' osso, come qualsiasi altro tessuto, organo od apparato, tende ad invecchiare per cui, con il passare degli anni, si assiste ad una riduzione della massa ossea che potrem­mo definire naturale.

Il tessuto osseo è fisiologicamente sottoposto a continui processi di distruzio­ne (ad opera di cellule chiamate osteoclasti) e di ricostruzione (ad opera di cellule denominate osteoblasti).

Nei bambini in accrescimento i due processi avvengono a ritmo molto sostenuto (elevato turnover osseo) per la mancanza di ormoni sessuali (testosterone nei maschi ed estrogeni nelle femmine), e soprattutto per il prevalere dell’attività delle cellule che costruiscono nuovo osso (osteoblasti) rispetto a quelle che lo distruggono (osteoclasti).

Con l'avvento della pubertà e quindi degli ormoni sessuali il turnover osseo rallenta ed i processi di distruzione e neoformazione si equivalgono.

Questo equilibrio si protrae sino alia quarta decade di vita, quando il processo di­struttivo tende a prevalere su quello ricostruttivo. L’osso tende così ad impoverirsi, andando incontro ad una lenta, progressiva, ed inesorabile, riduzione della sua massa.

Nell'osteoporosi la perdita di sostanza ossea giunge a livelli tali da facilitare il cedimento della struttura ossea, in un qualsiasi distretto scheletrico, con rischio di frattura anche durante banali attività.

La perdita di massa ossea con l'avanzare dell'età è certamente un processo ineludi­bile come tutti i processi di invecchiamento. Tuttavia l'osteoporosi può comparire precocemente (configurandosi quindi come una vera e propria malattia) per due ragioni: 

  • la massa ossea acquisita subito dopo la pubertà è stata inferiore alla norma per una serie di ragioni (ereditarietà, malnutrizione, magrezza, malattie intercorrenti gravi, ecc)
  • si è determinata una perdita accelerata di massa ossea con l'invecchiamento (per riduzione degli ormoni cir­colanti, inadeguato apporto di calcio e vitamina D, uso di cortisonici, malattie che danneggiano l'osso, scarsa attivita fisica, eccessiva magrezza, ecc)

Da cosa è provocata l'osteoporosi?

La cau­sa più comune di osteoporosi è rappresentata dall'invecchiamento (osteoporosi senile).

Esistono anche forme di osteoporosi giovanile non molto frequenti ma gravi.

I processi di distruzione e di ricostruzione dell’osso (rimodellamento scheletrico) avvengono sotto il complesso controllo di una serie di sostanze ormonali e non.

In particolare gli estrogeni, gli ormoni dell'ovaio, esercitano una fondamentale funzione di controllo e di regolazione sul processo di distruzione dell'osso.

Nella donna, con la perdita della funzione ovarica, conseguente alla menopausa, il depauperamento scheletrico avviene in maniera molto più rapida (osteoporosi post­-menopausale) rispetto al sesso maschile.

Inoltre, il patrimonio scheletrico acquisito alla maturità dalla donna è certamente inferiore rispetto a quello dell'uomo.
Per questi motivi le donne sono esposte ad un rischio di sviluppare osteoporosi 4 volte mag­giore rispetto agli uomini, e possono incorrere in un episodio di frattura in età più giovane.

II processo osteoporotico può essere aggravato da una serie di altri disturbi ormonali quali, ad esempio, l’iperfunzione delle paratiroidi, le malattie tiroidee, il diabete mellito.

Una causa importante di osteoporosi è anche la presenza di artrite reumatoide.

In altri casi può risultare dannosa per l’osso una terapia con farmaci antiepilettici, con anticoagulanti di tipo eparinico e, soprattutto, con i cortisonici.

L’osteoporosi è poi una conseguenza quasi inevitabile delle persone costrette a letto per un lungo periodo di tempo.

Segni e sintomi di osteoporosi

La perdita di tessuto osseo avviene lenta­mente e progressivamente, senza dare se­gno di sé, oppure si accompagna a sintomi di lieve entità.

Un numero an­cora molto elevato di soggetti osteoporoti­ci consulta il medico solo quando avverte un dolore molto violento alla schiena da ricondurre all'insorgenza di una frattura.

Le fratture che si associano ad osteoporosi possono interessare tutte le ossa del nostro corpo, ma avvengono principalmente a li­vello delle vertebre, del femore, del radio e ulna, delle coste, dell'omero e del bacino.

Le fratture di femore sono sicuramente le più importanti in termini di disabilità. Dopo i primi 12 mesi da una frattura di femore, infatti, circa la meta dei pazienti sono incapaci di camminare in modo autonomo.
Inoltre, quasi nel 20% dei pazienti, può residuare una definitiva non­ autosufficienza. Si può assistere poi ad un incremento della mortalità che, nel primo anno da questo tipo di frattura, può raggiungere il 20%.

I crolli vertebrali (o fratture vertebrali) compaiono di solito sollevan­do un peso ma anche solo sottoponendo la colonna ad uno sforzo modesto (colpo di tosse, movimento brusco). Provocano un dolore variabile. Nella maggior parte di casi il dolore è violentissimo e richiede il riposo a letto e l'utilizzo di anti-dolorifici molto potenti per alcune settimane. In molti casi, tuttavia, il dolore è più modesto e di minor durata ed il dolore viene attribuito ad artrosi. Per questa ragione quasi meta dei pazienti non sanno di aver avuto una frattura vertebrale. Se la pri­ma frattura è di gravita lieve o media l'unico sintomo sarà rappresentato da un lieve incurvamento del­la colonna e dalla perdita di 2-3 cm in statura. Questi segni dovrebbero indurre il medico a chiedere una radiografia della colonna che facilmente identificherà la presenza di una frattura vertebrale. Le fratture più severe si associano quasi sempre a dolore più marcato e persistente. Tra le persone che hanno già avuto una frattura vertebrale il rischio di avere un'al­tra frattura è 5 volte più elevato, per cui è importante riconoscerne l'esistenza ed avviare un appropriato trattamento. Se questo non viene avviato si ha un effetto "domino" con conseguenze drammatiche su qualità ed attesa di vita!

Le fratture successive determineranno un progressivo incurvamento della colonna associato a dolore costan­te per cui la paziente sarà costretta alla immobilità per molte ore al giorno. Le fratture vertebrali, specie se multiple possono causare disabilità, in quanto spesso causa di dolore cronico del rachide, riduzione della statura e impedimento della normale postura per in­curvamento dorsale.

Come riconoscere chi è a rischio di osteoporosi

In generale il rischio di osteoporosi aumenta con l'età per cui è buona norma che tutte le donne dopo i 65 anni di età si sottopongano ad almeno una valutazione densitometrica (o mineralometria ossea computerizzata,  MOC).

Ci sono poi fattori di rischio che possono provocare la comparsa della malattia anche in soggetti giovani.

I principali sono:

  • ereditarietà (ad esempio madre con grave osteoporosi)
  • menopausa precoce (sotto i 45 anni di età);
  • basso peso corporeo (inferiore a 57 kg)
  • fumo
  • basso apporto di calcio e vitamina D
  • uso cronico di alcuni farmaci (in primo luogo i cortisonici)
  • presenza di malattie endocrine (es. ipertiroidismo non curato) e reumatiche (es. artrite reumatoide).

Tutte queste condizioni diventano maggiormente influenti se hanno la possibilità di interagire.

 

Come far diagnosi di osteoporosi

Oltre all'esame clinico, il medico specialista ha a sua disposizione una serie di strumenti utili alla diagnosi dell'osteoporosi.
II miglior modo di identificare chi è a rischio elevato di osteoporosi è quello di effettuare una valutazione quantitativa della densità ossea.

Densitometria ossea

La densitometria ossea rappresenta l'esame stru­mentale più specifico ai fini diagnostici per quan­tificare con esattezza la perdita di massa ossea. 

Generalmente è preferibile eseguire una den­sitometria ossea a doppia emissione di raggi X (dual energy x-ray absorptiometry, DEXA), che è certamente lo strumento meglio validato. L'esame è sicuro, indolore, dura pochi minuti, è accessibile a tutti e a qualsiasi età e comporta una irrilevante esposizione radian­te per i pazienti. La densitometria ossea non va comunque considerata come un test consigliabile a tutte le donne in perimenopausa o menopausa, deve essere, invece, presa in esame per tutti i pazienti che presentano fattori di rischio per osteoporosi.

Trattamento e prevenzione dell’osteoporosi

Oggi esistono farmaci in grado di prevenire il peggioramento dell'osteoporosi e persino di curarla.

Gli ormoni assunti per alcuni anni dopo la menopausa possono contribuire a posticipare sensibilmente l'esordio successivo della malattia. Tuttavia essi sono poco indicati nei soggetti dopo i 60 anni quando I'osteoporosi è più frequente. In questi casi i farmaci utilizzati più frequentemente sono i bisfosfonati.

La terapia farmacologica deve essere rigorosamente precedu­ta dalla eliminazione di fattori di rischio come il fumo e un inadeguato apporto di calcio e vitamina D.

L' efficacia dei farmaci per l'osteoporosi, in particolare dei bifosfonati, è in buona parte vanificata dalla coesistenza di inadeguato apporto di vitamina D.

Mantenere un adeguato introito alimentare di calcio

II calcio è necessario per una buona crescita scheletrica e per il mantenimento di una adeguata massa ossea.

L’ assunzione di un adeguato introito alimentare di calcio, mediante la sola dieta o con supplementi orali farmaceutici, è indispensabile per prevenire la perdita di massa ossea, in particolare in età avanzata. Le fonti preferite sono quelle dei cibi ricchi in calcio, quali i prodotti caseari ed alcune acque minerali.

Mantenere un adeguato apporto di vitamina D

II fabbisogno giornaliero di vitamina D è pari a circa 500 unità al giorno; nei soggetti più anziani il fabbisogno sale a 1000 U.

Dei buoni livelli di vitamina D nel sangue possono essere mantenuti attraverso due modi: con una adeguata esposizione alla luce solare e con la dieta. La sintesi cutanea di vitamina D è, infatti, indotta dalla esposizione alla luce ultravioletta. Un'ora al giorno di esposizione alla luce solare nei mesi estivi garantisce di solito una buona riserva di vitamina D anche per i mesi invernali quando la luce solare è troppo attenuata per indurre la produzione cutanea della vitamina. La vitamina D può anche essere assunta con alcuni alimenti.

La vitamina D serve in primo luogo a favorire l'assorbimento di calcio alimentare. Senza vitamina D il calcio assunto con gli alimenti non viene assorbito e viene eliminato con le feci. Quando l'apporto di calcio con gli alimenti è scarso o manca la vitamina D, l'organismo mantiene nella norma i livelli di calcio nel sangue, andan­do a prendere questa sostanza nel tessuto osseo. La conseguenza più immediata è la comparsa e l'aggravamento dell'osteoporosi. E’ stata dimostrata una relazione tra deficit anche Iievi di vitamina D e rischio di frattura, in particolare di femore. Quando la carenza di vitamina D è più grave e protratta Ie conseguenze sull'apparato scheletrico sono anche più gravi (osteomalacia).

Data ultimo aggiornamento: 12 ottobre 2018